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Tuesday, 3 June 2014

Partecipa anche tu all'evento informativo di AIESEC Torino al Campus Luigi Einaudi Giovedì 5 giugno 2014!!!


Sei interessato a partire per uno stage all'estero? Cogli al volo l'occasione e vieni all'evento informativo che si terrà giovedì 5 giugno dalle ore 14 alle 16 presso il Campus Luigi Einaudi, Aula A1!!!
Porta altri due amici interessati, se anche loro passano le selezioni una grande sorpresa per tutti e tre!

► Per saperne di più consultate il nostro sito: 

► Se invece sapete già di cosa si tratta ecco il link con il modulo di iscrizione, ISCRIVITI E FAI ISCRIVERE I TUOI AMICI!

Monday, 2 June 2014

Racconto di Giulia Giannuzzi tratto dalla mostra fotografica di AIESEC Torino: "Find your place in the World"



Giulia Gianuzzi, GIORNO 48 ULTIMO GIORNO INSIEME, GLI ADDII
Molte sono le persone a cui ho detto “arrivederci”. “Arrivederci” è una parola che mi piace molto. E’ una delle poche parole senza colore netto che riesco a dire, io che nella vita sono o bianco o nero, dico “arrivederci” con speranza.
L’arrivederci alle 25 donne con cui ho condiviso questi quasi due mesi è stato un saluto molto sentito, inaspettatamente sofferto ed emozionante. “Sono passate in fretta queste settimane” continuano a ripetermi e io sorrido, loro lo sanno che per me alcune sono parse infinite, lo sanno perché c’erano sempre, sono state amiche, mamme, zie, sorelle, nonne, sono state importanti. Quando poi mi guadagno un loro abbraccio, anche se mi ero ripromessa di lasciare un sorriso come ultimo ricordo il pianto è quasi automatico, per tutte. Perché in quei momenti lo senti che potrebbe veramente essere l’ultima volta e senti che se fossi onesta diresti addio, ma proprio da loro ho imparato che anche una minima possibilità genera ottimismo così ci salutiamo come se tenessi già il biglietto di ritorno. Si scusano per non aver pensato ad un regalo e mi lasciano i loro santini porta fortuna, Allissia mi regala una moneta giapponese, lei che non è mai uscita dai confini argentini ma possiede monete di tutto il mondo, due amiche mi invitano per tomar un mate(la bevanda tipica di acqua calda e erbe aromatiche)nella loro casa fatiscente e io penso a quanto sono stata fortunata a conoscerle.
L’arrivederci tra i compagni di avventura solitamente è una festa. Non è mai un addio, niente pianti o frasi ipocrite, mai triste o malinconico forse anche perché frazionato nel tempo. I volontari, infatti arrivano tutti in momenti diversi e così in momenti diversi se ne vanno, per questo ho iniziato con le feste di arrivederci già dalla mia prima settimana e la mia ultima sera l’ho trascorsa con persone che conoscevo da soli 2 giorni. E’ stata una sorpresa l’ultima cena con gli altri compagni ormai già amici; nonostante la breve conoscenza hanno deciso di cucinare e offrire dolci tipici dei propri paesi, brindando con un alcolico brasiliano gli ultimi minuti prima di partire. Il desiderio comune si riflette negli occhi di tutti: rivedersi un giorno in qualche parte del mondo per poter continuare a vivere quella quotidianità che ci ha permesso di condividere quasi dal primo incontro tutti noi stessi. I rapporti creati sono nati in maniera molto rapida ma altrettanto intensa da sperare con ragione, di poter mantenere i contatti nonostante ci siano oceani di distanza.

Infine l’arrivederci alla città che in questi giorni è stata tutto. L’ho salutata guardandola dal sedile 49E nella fila centrale, l’ho salutata da lontano e quasi non volevo vederla ma quelle sue luci erano così forti da illuminare l’interno dell’aereo, perché Buenos Aires l’ho incontrata di notte e nell’oscurità l’ho lasciata. Ma è stato in un pomeriggio di circa due settimane fa che mi sono accorta di esserci cascata, di essere caduta nella sua trappola e ho realizzato: mi sono innamorata di una città stronza. Nonostante le mancanze e i difetti, nonostante i litigi e le arrabbiature gratuite che ho patito, mi ha conquistato, e l’ho capito quando ho aperto gli occhi senza paura, quando ho imparato a guardala per quello che è e non per come vorrei che fosse. La lascio ringraziandola per essersi fatta conoscere così, per essersi aperta a me in molte sue sfaccettature e per avermi messo alla prova facendomi conoscere le mie sfaccettature. La lascio perché devo e voglio, ma non l’abbandono, vorrei dirle a presto, ma so che è una promessa che non posso mantenere e quindi  “Arrivederci, amore mio!”

Giulia Giannuzzi

Wednesday, 28 May 2014

Partecipa anche tu all'evento informativo di AIESEC Torino al Campus Luigi Einaudi Venerdì 30 maggio 2014!!!



Sei interessato a partire per uno stage all'estero? Cogli al volo l'occasione e vieni all'evento informativo che si terrà venerdì 30 maggio dalle ore 14 alle 16 presso il Campus Luigi Einaudi, Aula A1!!!
Porta altri due amici interessati, se anche loro passano le selezioni una grande sorpresa per tutti e tre!

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► Se invece sapete già di cosa si tratta ecco il link con il modulo di iscrizione, ISCRIVITI E FAI ISCRIVERE I TUOI AMICI!

►PER PARTECIPARE ALL'EVENTO

Racconto di Veronica Ligato tratto dalla mostra fotografica di AIESEC Torino: "Find your place in the World"





Veronica Ligato, Polonia, a Szczecin (Stettino) città che si trova a 20 minuti dal confine tedesco, a soli 2 h da Berlino. Ho soggiornato dal 6 febbraio al 16 marzo 2014. Il progetto si intitolava " multikulti kindergarden" e lo scopo era portare la nostra cultura nelle scuola, quindi durante la settimana da lunedì a giovedì eravamo stati affidati a una scuola (differente per ogni partecipante al progetto) e trascorrevamo in questa scuola 6 ore circa al giorno, nelle varie classi insieme ai bambini parlando e giocando con loro e le insegnanti. Invece ogni venerdì mattina (io e le altre partecipanti al progetto) andavamo tutte insieme in 2 differenti scuole spiegando da dove provenivamo, presentando il nostro Paese, mostrando tutte insieme la nostra bandiera e qualche foto o simbolo particolare... Io per esempio insegnavo qualche parola in italiano quale "buongiorno, buonasera, ciao, grazie, prego" e i bambini risultavano molto interessati ad ascoltarmi e a ripetere! Per esempio ognuna di noi ha portato qualche specialità da far assaggiare, io da buona italiana ho portato per i bambini la Nutella e per i grandi la caffettiera con il caffè, e la pasta (che poi nel dormitorio universitario ho preparato diversa volte per i mie compagni, sia alla carbonara che al sugo)!
Vivevo nel dormitorio universitario, devo ammettere di esser stata molto fortunata, poiché si trattava di una stanza molto grande con bagno privato, con un tavolo al centro che dividevo con altre tre bravissime ragazze, oggi mie amiche, che spero di rivedere un giorno. In ogni corridoio al piano c'erano due cucine e una lavanderia.
Le mie compagne erano: una indonesiana, una di Hong Kong (che studia a Sydney) e una ragazza turca che è partita però due settimana prima di noi.
Potessi ripartire domani lo farei, subito, al volo... Ammetto che la prima settimana è stata difficile e forse se il primo giorno mi avessero presentato un biglietto di ritorno avrei accettato di ritornare in patria (ero stanca, faceva freddo e non conoscevo nulla delle loro abitudini, che si dal primo momento mi sono sembrate tanto strane: non esiste il pranzo, esiste la prima e la seconda colazione e una cena alle 5 del pomeriggio.. Poi alle 7 è l'ora della zuppa), però penso che affrontare le prime difficoltà cercando di ogni cosa il lato positivo sia uno degli obiettivi che Aiesec vuole insegnarti...
Il mio buddy era una ragazza, Maria Heś, molto cordiale e gentile che mi ha ospitato la prima notte nel suo appartamento, accogliendomi in Stazione il primo giorno appena arrivata con palloncini e trombette insieme ad altri ragazzi di Aiesec Polonia. L'accoglienza come potete cogliere è stata ottima, mi hanno fatto sentire uno di quei grandi ospiti tanto attesi.
Abbiamo speso tanto serate insieme con il gruppo Aiesec Szczecin e se avevamo bisogno qualcosa bastava solo chiamare che qualcuno sarebbe arrivato ad aiutarci.
Durante il mio soggiorno in Polonia ho festeggiato il mio compleanno, anzi ho festeggiato uno dei più bei compleanni, tre ragazzi si sono presentati con una torta e una bottiglia per brindare nella mia camera, le mie compagne di stanza mi hanno un video dove tutti mi augurano buon compleanno e poi per finire la serata siamo andati al Bowling dove circa 40 persone mi hanno cantato Tanti auguri in polacco...
Spero di rivedere tutti un giorno, lo spero perché l'ultimo giorno quando ho dovuto salutare a malincuore ogni persona ho capito che per un mese e mezzo questo posto è stata la mia famiglia, una bellissima famiglia.
Cosa posso dire: sicuramente appena potete partite, se avete la possibilità andate in Polonia, magari a Szczecin, sono sicura che sarà una grande esperienza e che quando tornerete sarete davvero contenti, poiché capirete che con questa esperienza potete scoprire non solo la cultura del Paese in cui vi troverete, ma anche quelle dei vostri compagni, potrete migliorare in vostro inglese e condividere momenti speciali che saranno parte della vostra vita per sempre.


Veronica Ligato


Wednesday, 21 May 2014

My AIESEC exchange in Egitto of Remy Baltieri


E’ difficile spiegare perché un luogo possa  attrarti così tanto. Il desiderio di vivere in prima persona ciò che avevo letto sull’Egitto, sulla sua storia, la politica e la società era ormai un pensiero che mi frullava per la testa da molto tempo. Cercavo solo un opportunità per poter partire, qualche motivo che mi desse la possibilità di unire la voglia di scoprire questa realtà e al contempo fare qualcosa di utile che arricchisse le mie conoscenze. Ecco che davanti a me si è presentata un’opportunità inaspettata. Già avevo sentito parlare di AIESEC ma prima che un mio amico mi spiegasse esattamente cos’era non avevo bene idea di che cosa si trattasse. Quando ho capito che AIESEC mi offriva proprio quello che cercavo, l’opportunità di andare in Egitto e al contempo la possibilità di effettuare uno stage senza, nonostante la mia scarsa esperienza lavorativa, ho deciso di cogliere l’occasione al volo. Completate le pratiche per entrare in AIESEC e per partire, trovato un progetto che mi ispirava, eccomi pronto alla partenza.



Lasciata Milano in un grigiore autunnale, condito da una pioggia fine, atterro al Cairo in una giornata assolata, un buon presagio. I giorni che seguono sono un susseguirsi di emozioni contrastanti. L’impatto con il traffico egiziano e con la guida a dir poco bizzarra degli autisti locali è traumatico. Colonna sonora di ogni mia giornata al Cairo sono i clacson ai quali sembra che gli egiziani siano molto affezionati, ogni autista che si rispetti tiene fissa una mano su quell’aggeggio infernale (altro che la classica strombazzata ai semafori torinesi). Grazie ad un altro problema capisco di aver scelto il progetto giusto per l’Egitto: l’immondizia. La trovi ovunque. E raramente trovi dei cassonetti. Morale della favola: ti porti dietro per chilometri il tuo sacchetto dell’immondizia sperando di trovare un posto consono dove lasciarlo. Ecco che quindi entra in gioco il mio progetto sull’ambiente e sul riciclo ei rifiuti, quanto mai attuale in questa realtà. La maggior parte del mio lavoro consta proprio nella cernita del materiale che può essere riutilizzato e di quello che deve essere mandato a riciclare. Poi ci sono le campagne di sensibilizzazione e la riqualificazione di luoghi pubblici come scuole e giardini. Il lavoro non è fenomenale ma mi permette di vivere la realtà del posto dall’interno e fare nuove amicizie con le splendide persone che vi lavorano. Ne approfitto anche per farmi insegnare un po’ di frasi in arabo indispensabili per sopravvivere al Cairo.



Parlato degli aspetti negativi  e del mio lavoro, è indispensabile sottolineare gli innumerevoli aspetti positivi. Per iniziare, l’Egitto è un paese con monumenti e luoghi fantastici a partire della famose piramidi, le moschee, i palazzi, il deserto, fino a posti meno appariscenti ma comunque tremendamente affascinanti. Poi vi è la parte umana, l’incontro con la persone che allietano la mia giornata. Dei miei colleghi di lavoro ho già parlato. Molti altri egiziani gli incontro per caso e sono sempre molto espansivi e, non so perché, sempre molto affascinati  dall’Italia, e puntualmente ti spiattellano tutte le frasi che conoscano in italiano e di come egiziani e italiani si assomiglino molto.


Per concludere, non posso non menzionare gli altri “stranieri” che vivono con me. Sono una dozzina di persone che sono diventate la mia famiglia. Ho imparato molto da loro, mi hanno aiutato quando avevo bisogno d’aiuto e mi perdo in lunghe chiacchierate con loro. E poi, il mio bagaglio culturale di studente di Scienze Internazionali è in rapida evoluzione. Cosa può esserci di più istruttivo di vivere con tre indiani di cui uno e indù, uno sikh e uno musulmano? E passare una settimana  in un luogo dove convivono una ragazza ucraina e una russa? Per non tralasciare l’importanza di una discussione sulla situazione politica egiziana con uno studente universitario egiziano…


Remy Baltieri





Saturday, 17 May 2014

Racconto di Tomaso Sartori tratto dalla mostra fotografica di AIESEC Torino: "Find your place in the World"




Tomaso Sartori, 23, India (Hyderabad),
Credo sia impossibile descrivere a parole quello che puoi vedere, imparare, scoprire in India; spero che le immagini possano trasmettere, attraverso delle frazioni di secondo, l'emozioni e la semplicità di questo incredibile paese.

Tomaso Sartori

Wednesday, 14 May 2014

My AIESEC exchange in Szczecin - Polonia of Veronica Ligato!




La prima volta che ho sentito parlare di AIESEC, ero in pausa tra una lezione in università e l'altra e aprendo Facebook ho letto che una mia amica avrebbe partecipato a un incontro proprio nell'aula di fianco alla mia così al termine delle elezioni ho deciso di seguirla e di andare ad ascoltare ciò che avrebbero detto a questo incontro. 

Si può dire che la mia esperienza ha avuto inizio proprio quello pomeriggio, quando al termine dell'incontro, dopo aver ascoltato le testimonianze dei ragazzi già partiti e aver visto le foto, ho deciso di lasciare i miei contatti e di compilare il modulo su internet perché "volevo partire". Ripensandoci ammetto che sia stata una scelta alquanto azzardata, in 5 minuti avevo scelto di partire alla volta di un'esperienza che un qualche modo ha cambiato la mia vita, ma una cosa é certa di questa scelta non me ne pento e ripartirei oggi stesso. 

La parte più difficile è stata scegliere il Paese dove andare, è dato che le proposte erano tante e tutte alquanto allettanti, tutto sembrava ancora più difficile, però dopo un'adeguata riflessione ho deciso di rimane in Europa. Così dopo aver dato tutti gli esami in università il 7 febbraio sono partita, Szczecin- Polonia, questa era la mia destinazione, questa è stata la città, il Paese che per 6 settimane è stato per me una famiglia.
L'idea di partire da sola spaventava anche me, però ogni esperienza ci fa crescere! 

Potessi ripartire domani lo farei, subito, al volo... Ammetto che la prima settimana è stata difficile e forse se il primo giorno mi avessero presentato un biglietto di ritorno avrei accettato di ritornare in patria (ero stanca, faceva freddo e non conoscevo nulla delle loro abitudini, che si dal primo momento mi sono sembrate tanto strane: non esiste il pranzo, esiste la prima e la seconda colazione e una cena alle 5 del pomeriggio.. Poi alle 7 è l'ora della zuppa), però penso che affrontare le prime difficoltà cercando di ogni cosa il lato positivo sia uno degli obiettivi che AIESEC vuole insegnarti...









Il progetto si intitolava " multikulti kindergarden" e lo scopo era portare la nostra cultura nelle scuola, quindi durante la settimana da lunedì a giovedì eravamo stati affidati a una scuola (differente per ogni partecipante al progetto) e trascorrevamo in questa scuola 6 ore circa al giorno, nelle varie classi insieme ai bambini parlando e giocando con loro e le insegnanti. Invece ogni venerdì mattina (io e le altre partecipanti al progetto) andavamo tutte insieme in 2 differenti scuole spiegando da dove provenivamo, presentando il nostro Paese, mostrando tutte insieme la nostra bandiera e qualche foto o simbolo particolare... Io per esempio insegnavo qualche parola in italiano quale "buongiorno, buonasera, ciao, grazie, prego" e i bambini risultavano molto interessati ad ascoltarmi e a ripetere! Per esempio ognuna di noi ha portato qualche specialità da far assaggiare, io da buona italiana ho portato per i bambini la Nutella e per i grandi la caffettiera con il caffè, e la pasta (che poi nel dormitorio universitario ho preparato diversa volte per i mie compagni, sia alla carbonara che al sugo)!

Vivevo nel dormitorio universitario, devo ammettere di esser stata molto fortunata, poiché si trattava di una stanza molto grande con bagno privato, con un tavolo al centro che dividevo con altre tre bravissime ragazze, oggi mie amiche, che spero di rivedere un giorno. In ogni corridoio al piano c'erano due cucine e una lavanderia.
Le mie compagne erano: una indonesiana, una di Hong Kong (che studia a Sydney) e una ragazza turca che è partita però due settimana prima di noi.
Il mio Buddy era una ragazza, Maria Heś, molto cordiale e gentile che mi ha ospitato la prima notte nel suo appartamento, accogliendomi in Stazione il primo giorno appena arrivata con palloncini e trombette insieme ad altri ragazzi di AIESEC Polonia. L'accoglienza come potete cogliere è stata ottima, mi hanno fatto sentire uno di quei grandi ospiti tanto attesi.
Abbiamo speso tanto serate insieme con il gruppo AIESEC Szczecin e se avevamo bisogno qualcosa bastava solo chiamare che qualcuno sarebbe arrivato ad aiutarci.
Durante il mio soggiorno in Polonia ho festeggiato il mio compleanno, anzi ho festeggiato uno dei più bei compleanni, tre ragazzi si sono presentati con una torta e una bottiglia per brindare nella mia camera, le mie compagne di stanza mi hanno un video dove tutti mi augurano 
buon compleanno e poi per finire la serata siamo andati al Bowling dove circa 40 persone mi hanno cantato Tanti auguri in polacco...
Spero di rivedere tutti un giorno, lo spero perché l'ultimo giorno quando ho dovuto salutare a malincuore ogni persona ho capito che per un mese e mezzo questo posto è stata la mia famiglia, una bellissima famiglia.




Cosa posso dire: sicuramente appena potete partite, se avete la possibilità andate in Polonia, magari a Szczecin, sono sicura che sarà una grande esperienza e che quando tornerete sarete davvero contenti, poiché capirete che con questa esperienza potete scoprire non solo la cultura del Paese in cui vi troverete, ma anche quelle dei vostri compagni, potrete migliorare in vostro inglese e condividere momenti speciali che saranno parte della vostra vita per sempre.



Veronica Ligato