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Monday, 9 June 2014
Friday, 6 June 2014
Racconto di Federica Guerriero tratto dalla mostra fotografica di AIESEC Torino: "Find your place in the World"
Federica Guerriero, 20 anni
Ho partecipato al progetto Make It
Possible a Lisbona e ho avuto la possibilità di tenere delle lezioni sugli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio a studenti delle scuole superiori. Ho visto
tanta creatività e voglia di cambiamento, ho lavorato e vissuto con un team di
stagisti provenienti da tutto il mondo e ho imparato usi e tradizioni di altri
Paesi.
Quest'esperienza mi ha fatto
conoscere persone intraprendenti e capaci di accettare sfide sempre nuove, mi
ha permesso di stringere amicizie vere, di imparare tanto, di divertirmi e di
creare un impatto concreto sulla società.
Eravamo partiti per fare qualcosa di
concreto, ma alla fine siamo stati noi ad imparare dai nostri studenti molto
più di quanto abbiamo insegnato loro! Ci hanno arricchito con ogni idea, ogni
domanda, ogni curiosità sui nostri paesi di provenienza.
Tuesday, 3 June 2014
Partecipa anche tu all'evento informativo di AIESEC Torino al Campus Luigi Einaudi Giovedì 5 giugno 2014!!!
Sei interessato a partire per uno stage all'estero? Cogli al volo l'occasione e vieni all'evento informativo che si terrà giovedì 5 giugno dalle ore 14 alle 16 presso il Campus Luigi Einaudi, Aula A1!!!
Porta altri due amici interessati, se anche loro passano le selezioni una grande sorpresa per tutti e tre!
► Per saperne di più consultate il nostro sito:
► Se invece sapete già di cosa si tratta ecco il link con il modulo di iscrizione, ISCRIVITI E FAI ISCRIVERE I TUOI AMICI!
Monday, 2 June 2014
Racconto di Giulia Giannuzzi tratto dalla mostra fotografica di AIESEC Torino: "Find your place in the World"
Giulia Gianuzzi, GIORNO 48 ULTIMO GIORNO INSIEME, GLI ADDII
Molte sono le persone a cui ho detto
“arrivederci”. “Arrivederci” è una parola che mi piace molto. E’ una delle
poche parole senza colore netto che riesco a dire, io che nella vita sono o
bianco o nero, dico “arrivederci” con speranza.
L’arrivederci alle 25 donne con cui ho
condiviso questi quasi due mesi è stato un saluto molto sentito,
inaspettatamente sofferto ed emozionante. “Sono passate in fretta queste
settimane” continuano a ripetermi e io sorrido, loro lo sanno che per me alcune
sono parse infinite, lo sanno perché c’erano sempre, sono state amiche, mamme,
zie, sorelle, nonne, sono state importanti. Quando poi mi guadagno un loro
abbraccio, anche se mi ero ripromessa di lasciare un sorriso come ultimo
ricordo il pianto è quasi automatico, per tutte. Perché in quei momenti lo
senti che potrebbe veramente essere l’ultima volta e senti che se fossi onesta
diresti addio, ma proprio da loro ho imparato che anche una minima possibilità
genera ottimismo così ci salutiamo come se tenessi già il biglietto di ritorno.
Si scusano per non aver pensato ad un regalo e mi lasciano i loro santini porta
fortuna, Allissia mi regala una moneta giapponese, lei che non è mai uscita dai
confini argentini ma possiede monete di tutto il mondo, due amiche mi invitano
per tomar un mate(la bevanda tipica di acqua calda e erbe aromatiche)nella loro
casa fatiscente e io penso a quanto sono stata fortunata a conoscerle.
L’arrivederci tra i compagni di avventura
solitamente è una festa. Non è mai un addio, niente pianti o frasi ipocrite,
mai triste o malinconico forse anche perché frazionato nel tempo. I volontari,
infatti arrivano tutti in momenti diversi e così in momenti diversi se ne
vanno, per questo ho iniziato con le feste di arrivederci già dalla mia prima
settimana e la mia ultima sera l’ho trascorsa con persone che conoscevo da soli
2 giorni. E’ stata una sorpresa l’ultima cena con gli altri compagni ormai già
amici; nonostante la breve conoscenza hanno deciso di cucinare e offrire dolci
tipici dei propri paesi, brindando con un alcolico brasiliano gli ultimi minuti
prima di partire. Il desiderio comune si riflette negli occhi di tutti:
rivedersi un giorno in qualche parte del mondo per poter continuare a vivere
quella quotidianità che ci ha permesso di condividere quasi dal primo incontro
tutti noi stessi. I rapporti creati sono nati in maniera molto rapida ma
altrettanto intensa da sperare con ragione, di poter mantenere i contatti
nonostante ci siano oceani di distanza.
Infine l’arrivederci alla città che in
questi giorni è stata tutto. L’ho salutata guardandola dal sedile 49E nella
fila centrale, l’ho salutata da lontano e quasi non volevo vederla ma quelle
sue luci erano così forti da illuminare l’interno dell’aereo, perché Buenos
Aires l’ho incontrata di notte e nell’oscurità l’ho lasciata. Ma è stato in un
pomeriggio di circa due settimane fa che mi sono accorta di esserci cascata, di
essere caduta nella sua trappola e ho realizzato: mi sono innamorata di una
città stronza. Nonostante le mancanze e i difetti, nonostante i litigi e le
arrabbiature gratuite che ho patito, mi ha conquistato, e l’ho capito quando ho
aperto gli occhi senza paura, quando ho imparato a guardala per quello che è e
non per come vorrei che fosse. La lascio ringraziandola per essersi fatta
conoscere così, per essersi aperta a me in molte sue sfaccettature e per avermi
messo alla prova facendomi conoscere le mie sfaccettature. La lascio perché
devo e voglio, ma non l’abbandono, vorrei dirle a presto, ma so che è una
promessa che non posso mantenere e quindi
“Arrivederci, amore mio!”
Giulia Giannuzzi
Wednesday, 28 May 2014
Racconto di Veronica Ligato tratto dalla mostra fotografica di AIESEC Torino: "Find your place in the World"
Veronica Ligato, Polonia,
a Szczecin (Stettino) città che si trova a 20 minuti dal confine tedesco, a
soli 2 h da Berlino. Ho soggiornato dal 6 febbraio al 16 marzo 2014. Il progetto si intitolava " multikulti
kindergarden" e lo scopo era portare la nostra cultura nelle scuola,
quindi durante la settimana da lunedì a giovedì eravamo stati affidati a una
scuola (differente per ogni partecipante al progetto) e trascorrevamo in questa
scuola 6 ore circa al giorno, nelle varie classi insieme ai bambini parlando e
giocando con loro e le insegnanti. Invece ogni venerdì mattina (io e le altre
partecipanti al progetto) andavamo tutte insieme in 2 differenti scuole
spiegando da dove provenivamo, presentando il nostro Paese, mostrando tutte
insieme la nostra bandiera e qualche foto o simbolo particolare... Io per
esempio insegnavo qualche parola in italiano quale "buongiorno, buonasera,
ciao, grazie, prego" e i bambini risultavano molto interessati ad
ascoltarmi e a ripetere! Per esempio ognuna di noi ha portato qualche
specialità da far assaggiare, io da buona italiana ho portato per i bambini la
Nutella e per i grandi la caffettiera con il caffè, e la pasta (che poi nel
dormitorio universitario ho preparato diversa volte per i mie compagni, sia
alla carbonara che al sugo)!
Vivevo nel dormitorio universitario, devo ammettere di esser stata molto fortunata, poiché si trattava di una stanza molto grande con bagno privato, con un tavolo al centro che dividevo con altre tre bravissime ragazze, oggi mie amiche, che spero di rivedere un giorno. In ogni corridoio al piano c'erano due cucine e una lavanderia.
Le mie compagne erano: una indonesiana, una di Hong Kong (che studia a Sydney) e una ragazza turca che è partita però due settimana prima di noi.
Potessi ripartire domani lo farei, subito, al volo... Ammetto che la prima settimana è stata difficile e forse se il primo giorno mi avessero presentato un biglietto di ritorno avrei accettato di ritornare in patria (ero stanca, faceva freddo e non conoscevo nulla delle loro abitudini, che si dal primo momento mi sono sembrate tanto strane: non esiste il pranzo, esiste la prima e la seconda colazione e una cena alle 5 del pomeriggio.. Poi alle 7 è l'ora della zuppa), però penso che affrontare le prime difficoltà cercando di ogni cosa il lato positivo sia uno degli obiettivi che Aiesec vuole insegnarti...
Il mio buddy era una ragazza, Maria Heś, molto cordiale e gentile che mi ha ospitato la prima notte nel suo appartamento, accogliendomi in Stazione il primo giorno appena arrivata con palloncini e trombette insieme ad altri ragazzi di Aiesec Polonia. L'accoglienza come potete cogliere è stata ottima, mi hanno fatto sentire uno di quei grandi ospiti tanto attesi.
Abbiamo speso tanto serate insieme con il gruppo Aiesec Szczecin e se avevamo bisogno qualcosa bastava solo chiamare che qualcuno sarebbe arrivato ad aiutarci.
Durante il mio soggiorno in Polonia ho festeggiato il mio compleanno, anzi ho festeggiato uno dei più bei compleanni, tre ragazzi si sono presentati con una torta e una bottiglia per brindare nella mia camera, le mie compagne di stanza mi hanno un video dove tutti mi augurano buon compleanno e poi per finire la serata siamo andati al Bowling dove circa 40 persone mi hanno cantato Tanti auguri in polacco...
Spero di rivedere tutti un giorno, lo spero perché l'ultimo giorno quando ho dovuto salutare a malincuore ogni persona ho capito che per un mese e mezzo questo posto è stata la mia famiglia, una bellissima famiglia.
Cosa posso dire: sicuramente appena potete partite, se avete la possibilità andate in Polonia, magari a Szczecin, sono sicura che sarà una grande esperienza e che quando tornerete sarete davvero contenti, poiché capirete che con questa esperienza potete scoprire non solo la cultura del Paese in cui vi troverete, ma anche quelle dei vostri compagni, potrete migliorare in vostro inglese e condividere momenti speciali che saranno parte della vostra vita per sempre.
Vivevo nel dormitorio universitario, devo ammettere di esser stata molto fortunata, poiché si trattava di una stanza molto grande con bagno privato, con un tavolo al centro che dividevo con altre tre bravissime ragazze, oggi mie amiche, che spero di rivedere un giorno. In ogni corridoio al piano c'erano due cucine e una lavanderia.
Le mie compagne erano: una indonesiana, una di Hong Kong (che studia a Sydney) e una ragazza turca che è partita però due settimana prima di noi.
Potessi ripartire domani lo farei, subito, al volo... Ammetto che la prima settimana è stata difficile e forse se il primo giorno mi avessero presentato un biglietto di ritorno avrei accettato di ritornare in patria (ero stanca, faceva freddo e non conoscevo nulla delle loro abitudini, che si dal primo momento mi sono sembrate tanto strane: non esiste il pranzo, esiste la prima e la seconda colazione e una cena alle 5 del pomeriggio.. Poi alle 7 è l'ora della zuppa), però penso che affrontare le prime difficoltà cercando di ogni cosa il lato positivo sia uno degli obiettivi che Aiesec vuole insegnarti...
Il mio buddy era una ragazza, Maria Heś, molto cordiale e gentile che mi ha ospitato la prima notte nel suo appartamento, accogliendomi in Stazione il primo giorno appena arrivata con palloncini e trombette insieme ad altri ragazzi di Aiesec Polonia. L'accoglienza come potete cogliere è stata ottima, mi hanno fatto sentire uno di quei grandi ospiti tanto attesi.
Abbiamo speso tanto serate insieme con il gruppo Aiesec Szczecin e se avevamo bisogno qualcosa bastava solo chiamare che qualcuno sarebbe arrivato ad aiutarci.
Durante il mio soggiorno in Polonia ho festeggiato il mio compleanno, anzi ho festeggiato uno dei più bei compleanni, tre ragazzi si sono presentati con una torta e una bottiglia per brindare nella mia camera, le mie compagne di stanza mi hanno un video dove tutti mi augurano buon compleanno e poi per finire la serata siamo andati al Bowling dove circa 40 persone mi hanno cantato Tanti auguri in polacco...
Spero di rivedere tutti un giorno, lo spero perché l'ultimo giorno quando ho dovuto salutare a malincuore ogni persona ho capito che per un mese e mezzo questo posto è stata la mia famiglia, una bellissima famiglia.
Cosa posso dire: sicuramente appena potete partite, se avete la possibilità andate in Polonia, magari a Szczecin, sono sicura che sarà una grande esperienza e che quando tornerete sarete davvero contenti, poiché capirete che con questa esperienza potete scoprire non solo la cultura del Paese in cui vi troverete, ma anche quelle dei vostri compagni, potrete migliorare in vostro inglese e condividere momenti speciali che saranno parte della vostra vita per sempre.
Veronica Ligato
Friday, 23 May 2014
My AIESEC exchange in China of Giuditta
Sono Giuditta, da AIESEC Torino, sono partita perché, dopo la mia laurea, volevo un periodo in cui avere esperienza e un contatto diretto con la cultura che avevo studiato, il cinese, e con ciò che è significa davvero essere a contatto con questo popolo, due anni fa ero già stata a Pechino per studiare ma in un campus internazionale, quindi non era molto diverso. Ho scelto AIESEC perché nel mio ricercare un progetto che mi potesse aiutare a tornare in Cina e a fare qualcosa di utile, mi sono sembrati progetti molto interessanti e ben strutturati, la mia referente è stata super gentile e disponibile nell'aiutarmi a trovare una posizione che potesse rispecchiare ciò che erano le mie 'richieste' e i progetti che mi sono stati presentati e di cui ho letto mi sono sembrati molto interessanti e coinvolgenti. Sono partita dopo un colloquio via wechat con la referente qui in Cina, a Shanghai, nel quale mi ha chiesto un po di cose sulle mie esperienze, sul motivo per il quale ho deciso di aderire a questo progetto e, dal giorno stesso, ho cominciato a mobilitarmi per ciò che serviva per la mia partenza. Anche per quanto riguarda i contatti, con gli altri appartenenti al progetto, il visto che dovevo ottenere e ciò che dovevo guardare per il progetto, la ragazza cinese, anche quando ero ancora in Italia, è stata molto gentile e disponibile.
Finora la mia esperienza è stata molto interessante, sono colpita da queste scuole gratuite nelle quale tutti questi signori e signore in pensione possono andare ogni settimana e avere la possibilità di parlare inglese, di sentire parlare inglese e di vivere un'esperienza con persone provenienti da ogni parte del mondo, questo è sicuramente un ottimo modo che hanno per imparare la lingua e conoscere molto di molti luoghi così lontani da qui. I signori dei progetti sono molto gentili, avidi di conoscenza e disponibili nel farci conoscere aspetti della vita e della cultura cinese che non possiamo trovare su un libro di testo. Anche la possibilità di vivere in una famiglia è davvero un'ottima opportunità di stare a contatto con tutto questo modo, migliorare la lingua, essendo anche questa una mia prerogativa, e la famiglia nella quale vivo io è super aperta, disponibile e davvero gentile con me.
Un'ottima esperienza finora! Anche se bisogna ambientarsi un po e può richiedere un pochino di tempo :)
Giuditta
Thursday, 22 May 2014
Racconto di Gianluca Bergantino tratto dalla mostra fotografica di AIESEC Torino: "Find your place in the World"
Gianluca Bergantino, 20 anni
Grecia, Atene dal 03/03/2014 al 11/04/2014 (data di fine progetto, ma sono rimasto fino al 29/04/2014)
Sentivo il bisogno di qualcosa di nuovo, la solita routine mi aveva reso apatico, avevo bisogno di un cambiamento... L'esperienza in Grecia mi ha dato la voglia di ripartire: ho avuto l'occasione di riflettere sulla mia vita nel torinese a 1891 km di distanza dalla mia città, di scoprire il piacere dell'insegnamento, di entrare in contatto con un ambiente internazionale e familiare allo stesso tempo, dove ho trovato persone fantastiche e grandi amici e... poi la Grecia, un paese duramente colpito dalla crisi, ma grande difensore delle proprie tradizioni e ricco di persone forti, piene di voglia di vivere, combattere e socializzare, che non mancano mai di un gesto gentile e spassionato nei confronti di chi possono aver incontrato anche per la prima volta... Ricorderò per sempre l'accoglienza e il sostegno dei cari amici di AIESEC fin dal primo giorno, i miei coinquilini, i miei meravigliosi studenti, le serate passate a suonare la chitarra e a cantare sulle rocce di fronte all'Acropoli, i falò sulla spiaggia, il bagno di metà marzo (non fatelo, si schiatta dal freddo), le nottate in Gkazi, una delle principali zone di ritrovo della gioventù ateniese, le famiglie che mi hanno ospitato dopo il termine del progetto, le abbuffate generali con gli italiani in Erasmus...potrei non finire mai di raccontare quello che ho visto e vissuto. E' stata un'esperienza incredibile, che mi ha cambiato notevolmente e chiarito un po' di cose sul mio futuro, un'esperienza che vi suggerisco caldamente. Adesso è tempo di pensare agli esami, ma a settembre spero di ripartire per una nuova avventura...sempre con AIESEC, ovviamente. ;)
Gianluca Bergantino
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